Maria Luisa Madini - Cosa resterà di me?

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Maria Luisa Madini

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Linguaggi diversi, ma esemplari: l’immagine fotografica, la parola scritta, la musica, concorrono in quest’opera al raggiungimento di un possibile, mai definito equilibrio tra diverse componenti autonome e pur interdipendenti tra loro che danno vita a una “storia”, questa che gli autori ci propongono, o quella che ogni lettore potrebbe narrare, dando un diverso ordine alle immagini che siglano i dieci capitoli che compongono il racconto, per tessere un proprio racconto.
Ogni capitolo è aperto da un’immagine fotografica che ispira il titolo. Sono dieci immagini ognuna delle quali ha una sua autonomia sia estetica sia di senso, ma in cui si coglie un “tantum” di ambiguità che le rende volutamente non esplicite. Questo lascia all’osservatore la libertà di immaginare, di pensare, di creare.
Gli autori, per dare un senso temporale alla storia, hanno scelto un periodo lontano e vicino all’oggi: dieci decenni, a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso, anni di guerra, linea di separazione netta di epoche diversamente contrassegnate, fino a traguardare gli anni Trenta di questo millennio.
(...)
Nel testo la fotografia raramente è testimonianza di un’epoca legata alla nostra esistenza o a quella dei nostri padri; il più delle volte si colloca in una dimensione atemporale, contraddicendo la volontà degli autori di ricercare e assicurare uno schema razionale alla varietà dei materiali espressivi scelti.
Ne consegue per l’osservatore-lettore un effetto di straniamento, tanto più evidente quando, quasi con insistenza, viene indicato il dipanarsi degli anni, contraddetto dalla voce narrante che prescinde dalla realtà temporale, storica, per avventurarsi sul terreno dell’emozione, della riflessione rese possibili dal ripiegamento nell’intimità della propria coscienza.
Il dettato espressivo ora si fa lirico ora filosofico a seconda delle immagini scelte, ma il filo conduttore è sostenuto dall’interrogativo se sia possibile dare un senso alla nostra esistenza e in che modo.
In realtà camminiamo stretti tra la consapevolezza della temporalità e il desiderio di trascenderla.
Se ci addentriamo in questo percorso a più dimensioni cogliamo il “viaggio” come metafora dell’esistenza umana “il camminare vivendo” in cui non si pensa di “voltarci indietro, perché il viaggio non era in discussione”.
Ma un viaggio verso dove?
Oltre” ci suggerisce una porta aperta dall’ombra verso la luce o dalla luce verso l’ombra.
“Una soglia tra dolore e felicità? Un passaggio verso un mondo diverso?”
E se rappresentasse la nostra vita, e la porta fosse solo uno dei tanti ostacoli senza fine?”
La vita scandita dalla conoscenza e dall’esperienza, dalla ricerca e dall’amore, dalla delusione e dall’incomunicabilità, dalla bellezza e dall’afflizione è la protagonista dell’opera che si conclude “nel tornare ad essere una goccia di materia anonima”.
Allora non è peregrino chiederci “Cosa resterà di me?”


Maria Luisa Madini

 
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